Voucher cancellati. Il referendum fa novanta.

di Giuseppe Folchini.

Lo spauracchio di una Waterloo politica, sembra aver trasformato il governo Gentiloni in un covo di rivoluzionari. Contro ogni più rosea previsione della sinistra radicale e della Cgil, l’esecutivo licenzia un decreto legge che non solo cancella i voucher ma reintroduce la solidarietà tra committente e appaltatore negli appalti, disinnescando (per ora) i referendum promossi dalla Cgil.

Evidentemente è una grande vittoria per il sindacato della Camusso, che ha dimostrato questa volta, di avere un reale polso del sentimento dei lavoratori. Mentre la maggioranza ha precipitosamente battuto in ritirata, pur di evitare una più che probabile seconda sconfitta referendaria.

Evento che, non solo avrebbe segnato politicamente la grossekoalition Pd-Ncd ma che avrebbe impedito una successiva legiferazione per 5 anni. Grande la soddisfazione espressa dalla segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso:

… sia sul tema dei voucher che degli appalti, nel momento in cui sarà trasformato in legge, considereremo questo un grande risultato e quindi esattamente l’obiettivo che ci siamo proposti con i quesiti referendari.

Paolo Gentiloni e Voucher: risposta sbagliata a giusta esigenza

Il Governo comunque mastica amaro. Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, ha ammesso che i voucher erano una risposta sbagliata a una esigenza giusta, mentre il ministro del Lavoro Giuliano Poletti:

c’è il rischio di avere un po’ di nero in più, ma le imprese devono operare secondo la legge e regolare i loro rapporti di lavoro secondo i contratti.

Insomma i voucher sono uno strumento sbagliato e le imprese hanno già flessibilità contrattuali sufficienti. Conclusioni a cui il Governo è arrivato, ora che pende la spada di Damocle referendaria. Insomma una svolta, pare esclusivamente opportunistica e non una reale presa di coscienza.

Lo stesso Gentiloni, ha ammesso di guardare all’Europa per una successiva riforma normativa. E la prima cosa che viene alla mente sono i famigerati mini-jobs tedeschi. Che non sono affatto migliori dei nostrani voucher. I mini-jobs (letteralmente mini-impieghi) sono contratti di lavoro caratterizzati da uno stipendio molto basso (al massimo 450 euro mensili) e un limite (formale) di 15 ore settimanali.

I voucher non hanno fatto emergere il sommerso

Si tratta soprattutto di lavori poco qualificati: baby-sitter, camerieri e domestici. Proprio come in Italia, non nacquero per sostituire i contratti standard, ma a poco a poco i mini-jobs si diffusero ben oltre i confini tracciati dalla riforma Schroder: dal 2005 al 2010 sono cresciuti tre volte di più rispetto a tutti gli altri impieghi.

E questo perché sono estremamente vantaggiosi dal punto di vista fiscale per i datori di lavoro. Ecco perchè Sinistra Italiana, Possibile in Parlamento ed ovviamente la Cgil continueranno la battaglia referendaria, poichè si teme che ciò che è uscito dalla porta, possa rientrare dalla finestra sotto mentite spoglie.

In casa Confindustria e nel centrodestra, si respira un clima più pesante. Le principali obiezioni sul possibile ritorno del lavoro nero che i voucher avrebbero limitato, sono una sorta di leggenda metropolitana, come indicato dalle statistiche dell’Inps: troviamo solo lo 0,2% dei percettori, privi di una posizione contributiva al di fuori dei voucher, il lavoro nero non è mai stato davvero arginato.

Giuseppe Folchini

Fonte: Sito web

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