Il cantiere della “accozzaglia” lavora a pieno ritmo

di Mario Corbino.

Sono curioso di sapere chi ha ripescato, nel velenoso clima referendario, questo termine piuttosto desueto: accozzaglia.

Per la Treccani si definisce così una compagnia di ventura. Io direi invece delinquenti allo sbaraglio. Ma sarei ancor più curioso di svelare il perché di tanto accanimento nei confronti di un giovane ex-premier che ha avuto il merito di concludere quello che altri non erano riusciti a portare a termine, quando disponevano di potere e tempo per farlo.

Non basta il sentimento della diffusa invidia, il sentimento della frustrazione, al quarto posto della lista dei sette peccati capitali. No. Non si tratta di sentimenti. Ci deve essere qualcosa di molto più concreto, facilmente monetizzabile, come direbbe un promotore finanziario che sta per rifilarvi un bidone.

Una accozzaglia richiede potenti sostenitori

Temo di saperlo. Il motore è uno solo: il denaro. Quando in giro ne circola troppo insidia le virtù nascoste dei politici, disposti a perdere senza indugio la propria verginità. Non si tratta di vendere la primogenitura per un miserabile piatto di lenticchie, come accadde al biblico Esaù, ma solo di spalancare le porte per entrare nel sistema.

Perché una volta dentro i soldi, e non solo quelli, arrivano a iosa. Arrivano le belle case in città, magari a prezzo scontato, le ville adatte al fine settimana, arrivano le barche. E arrivano, udite udite, gli incontri sessuali, generosamente offerti da terzi che poi verranno a sollecitare in cambio qualche piccola cortesia.

D’altronde le occasioni di infedeltà coniugali fanno parte dell’accoglienza della Capitale, dove questo tipo di offerte è sperimentato da duemila anni, quando ai maturi senatori dell’Urbe venivano dati in pasto maschietti poco più che dodicenni. Ma tutto questo non basta.

Perché una accozzaglia richiede potenti sostenitori. Dietro c’è sempre uno squadrone. Un concerto di grandi banche, una silenziosa alta finanza, e l’aiuto fondamentale di grandi giornali, di grandi televisioni, e di grandi e piccoli giornalisti che sposano una linea, o una fasulla personalità, e la sostengono con ritmo ossessivo.

Dalla TV La 7 al Corriere, da Raitre, ai media della famiglia Berlusconi. E dagli spettacolini televisivi, che senza lo sfottò di qualche politico importante, non potrebbero permettere di cambiare la vecchia utilitaria con una supercar da 250 mila euro, come quella esibita di recente da Crozza.

Mario Corbino

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