Contro il terrorismo diffuso occorre subito una Fao

di Mario Corbino.

Nel mondo si legge Fao, ma nel simbolo grafico che la rappresenta troneggia una spiga di grano, e due parole rubate alla nostra grande lingua latina: Fiat Panis. Ci lavorano decine di migliaia di collaboratori, distribuiti nelle otto grandi realtà territoriali, capaci di gestire il problema della fame su tutto il pianeta.

L’idea iniziale di creare una organizzazione capace di affrontare il grave trauma della fame nel mondo nacque nel 1943, nel corso di una riunione in Virginia, alla quale parteciparono 44 Paesi. E nel 1951 il quartiere generale venne spostato a Roma, da dove l’intera organizzazione, ormai radicata nel pianeta, agisce per lenire le pene agli affamati.

Se diciamo per fronteggiare le grandi carestie ricorrendo a un termine biblico, non c’è nessuna esagerazione, perchè se in alcune zone privilegiate la fame è una realtà quasi sconosciuta, in un pianeta che cresce, soprattutto nelle zone prive di grandi risorse alimentari, la fame rappresenta la più grande motivazione ad abbandonare le terre dove si nasce, producendo il fenomeno tragico della emigrazione.

Lotta al terrorismo: necessario un coordinamento internazionale

Ebbene, trovo un impressionante parallelo fra il controllo della fame e la lotta al terrorismo, ormai diffuso a livello planetario. Per conoscere meglio questo drammatico fenomeno occorre una enorme organizzazione, idonea a studiare in loco le motivazioni, spesso falsamente religiose, che lo producono.

Le parole per varare il progetto di questa particolare Agenzia sono solo due conoscenza e condivisione. La necessità di un maggiore coordinamento internazionale viene più volte sollecitata dagli esperti di polizia e di Intelligence. Ma per mettere in pratica una struttura del genere occorre una enorme volontà, capace di sacrificare qualche goccia di sovranità di ogni Paese per avvantaggiare il bene comune.

Per ora il terrorismo produce un numero esiguo di vittime. Ma ha l’enorme forza di incidere sulle abitudini dei popoli, fino a stravolgerle. Le cose potrebbero cambiare in peggio se le azioni terroristiche riuscissero a dotarsi di armi nucleari. Già molti temono il ricorso alle armi chimiche, quelle definite atomiche dei poveri, che i terroristi potrebbero procurarsi più facilmente.

Sarebbe una grande notizia sapere che il mondo ha deciso di costruire una Fao contro il terrore diffuso. Purtroppo però queste idee sono terribilmente condizionate dalla politica. E qui casca l’asino.

Mario Corbino

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