Dalla voce di Dj Fabo l’accusa che ci colpisce

di Mario Corbino.

Quando in Italia qualcuno parla di diritti, si limita a ricordare unicamente l’art. 18. Ma per il resto, per i tanti diritti che riguardano la persona, le coppie, le gravi malattie, e la morte, che sono ben definiti e rispettati nel resto del mondo moderno che abbiamo ai nostri confini, nel Bel Paese esiste il comodo divieto assoluto di discussione.

Quando il giovane Dj Fabo, ridotto alla condizione di tetraplegico e cieco, per un tragico incidente automobilistico, nel premere con i denti il minuscolo bottone che dava il via alla procedura medica di suicidio assistito riuscì soltanto a dire Sono qui, senza l’aiuto del mio Stato.

E si spense, per sempre. Hai ragione, caro ragazzo: la colpa è nostra. E della nostra politica, sciatta, ignorante e bigotta. Sempre condizionata da mille ostacoli, molti dei quali imposti dalla Santa Romana Chiesa. Nel frattempo, parlando di diritti della persona, notiamo che da otto anni giacciono in Parlamento proposte di legge che trattano questi delicati argomenti: testamento biologico, suicidio assistito, eutanasia.

Così il caso di Eluana Englaro ritorna nelle letture, per riproporre la gravità di questi problemi. Fabo, nei momenti finali della sua vita era felice, e aveva trovato la forza di pronunciare quelle accorate parole di biasimo. Quanti oggi attraversano le frontiere per recarsi altrove a suicidarsi? Sono ben pochi. Molti ci ripensano, avendone la possibilità di farlo fino all’ultimo secondo.

Una politica che non riesce ad interessarsi del suicidio assistito

Molti ci rinunciano per mancanza dei cinquemila franchi, il denaro necessario all’ultimo viaggio. Altri saltano dal balcone, alla prima crisi di nervi, solo perché hanno ancora le forze per farlo. Il ricordo che mi colpisce di più è quello di un mio coetaneo, che ebbi occasione di incontrare a Roma negli anni settanta.

Si chiamava Lucio Magri, l’importante esponente del partito comunista, poi fondatore del Manifesto, giornalista e scrittore, molto stimato anche dagli altri settori politici. Lucio organizzò il suo suicidio assistito, e lo comunicò agli amici più vicini, con una semplice frase: Ho deciso di morire.

Non sopportava la grave depressione, dalla quale era stato irrimediabilmente colpito, per la morte della seconda moglie Mara Caltagirone. Al ritorno dal mesto viaggio, da lui stesso organizzato in territorio elvetico, la salma di Lucio Magri fu tumulata nel Cimitero di Recanati, accanto alla moglie, scomparsa tre anni prima per un tumore.

Questo è il massimo che può accadere in Italia, dove argomenti seri e progetti di legge necessari si accantonano nella palude di una politica stanca, che non riesce ad interessarsi del suicidio, sia pure assistito, di un ragazzo sofferente.

Addio Dj Fabo, grazie per quello che hai fatto. E grazie alla tua Valeria, che accanto a te ha dimostrato la grande valenza dell’amore, quello vero.

Mario Corbino

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