Se Giustizia e giornali si accordano per colpire un innocente…

di Mario Corbino.

L’arma è sempre a portata di mano. Si chiama informazione di garanzia, ben più nota nel gergo comune come avviso di garanzia, che basta solo pronunciarlo e subito sei promosso colpevole. Nelle intenzioni del legislatore dell’epoca, siamo nel lontano 1995, inserendolo nel Codice di Procedura Penale, lo strumento doveva assicurare all’indagato un sufficiente livello di informazioni e una assoluta riservatezza.

E consentiva all’indagato di essere accompagnato dal proprio difensore. Ma in concreto è diventata l’arma più usata da alcuni PM per avviare una indagine. I più giovani non ricordano che per il solo avviso sono state distrutte non poche famiglie, con qualche indagato addirittura arrivato al suicidio.

E che qualche PM, particolarmente interventista nell’accusa, ha poi fatto fulgide carriere anche nel mondo della politica. Poi c’è un orribile connubio nella terminologia burocratese: il combinato/disposto. Due termini che in due parole riassumono la causa e l’effetto.

Cosa significa combine?

Nel gergo sportivo si potrebbe chiamare combine, come quella di due ciclisti che si accordano, negli ultimi chilometri, chi vincerà e chi arriverà secondo. Questa orrenda combine si realizza quando un PM, in segreto, ma in accordo con un cronista di bassa lega, lascia trapelare che c’è in giro un avviso a carico di un tizio.

La conseguenza sarà immediata: quel nome del destinatario della informazione di garanzia conquisterà la prima pagina, quel giornale venderà più copie, e il PM avrà una carta in più da giocare nella carriera. Viene da chiedersi: quanti giudici e quanti giornalisti partecipano a questa illecita competizione?

Per fortuna non sono molti, ma comunque risultano sufficienti a sputtanare le due categorie di appartenenza. E soprattutto a salvare carriere traballanti, per qualche errore processuale già commesso, e quei fogliacci, impropriamente chiamati giornali, nati e cresciuti solo sulla pubblicazione di scandali, che alla prova dei fatti si saranno poi rivelati come bufale.

E leggeremo di qualche suicidio in più, per gli accusati innocenti che non hanno sopportato la loro presenza in vetrina.

Mario Corbino

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