L’informatica al servizio del populismo

di Mario Corbino.

Prima dell’era di Apple e di Microsoft, e delle loro straordinarie scoperte, che ci hanno cambiato la vita, le definizioni delle tendenze politiche erano quelle tradizionali. Il mondo si divideva in conservatori e in progressisti, ciascuno con moderati livelli di aggressività degli uni contro gli altri.

La democrazia era poco conosciuta, e il dominio territoriale era affidato a grandi capi di stato o a piccoli e prepotenti capetti locali. Tutti avevano il proprio esercito, del quale necessitavano per risolvere le liti di confine e la supremazia nelle zone dove, soprattutto per diritto dinastico, esercitavano un dominio quasi assoluto.

Come sempre il mondo era popolato da pochi straricchi e da una massa enorme di strapoveri, con quelli di mezzo che si arrangiavano per sopravvivere. Poi si cominciarono a vedere, soprattutto nel Vecchio Continente, i primi fenomeni di protesta, sempre più violenta e sempre meno governabile.

Saltarono molte teste, anche grazie a un attrezzo inventato dal francese Guillotin. Così nacque il terzo gruppo, definito generalizzando populismo, pronto a sfruttare ogni malcontento pur di acquisire un fetta di potere. Privi di eserciti e di armi, disponevano però dello stimolo più violento dell’animo umano: la rabbia.

La Rivoluzione tecnologica ed il Populismo

Con la rivoluzione tecnologica, soprattutto nel mondo della comunicazione, il populismo rabbioso si è globalizzato, e ci mostra corpose formazioni, addirittura capaci di acciuffare democraticamente il bastone di comando. Come si rischia oggi in Francia, dove si sceglie il nuovo presidente tra Macron, un giovane moderato, privo del sostegno di un proprio partito, e la biondona Le Pen, nota esponente del populismo fascista, ereditato dal proprio genitore, confermando così una trasmissione dinastica che proprio tra i populisti, per principio, non dovrebbe risultare gradita.

Il caso di populismo al potere più eclatante è quello recentissimo, che ha portato un americano, pericoloso per i suoi disinvolti comportamenti, a diventare l’uomo più potente della terra: il presidente degli Usa Donald Trump. Ci si è messa, poi, per aiutarlo nel momento elettorale, l’evoluzione tecnologica, quella che si accinge a fornirci un’auto che si guida da sola, o che ci permette di conoscere, acquistando un PC con quattro soldi, i fatti e i misfatti di qualche miliardo di persone.

Grazie a questa evoluzione, che ha consentito anche la globalizzazione del fenomeno populistico, ieri abbiamo assistito all’attacco informatico scatenato contro il giovane Macron. Sembra che la vile manovra tecnologica, costruita dagli onnipresenti hacker sulla assoluta falsità delle informazioni, sia stata gestita da un gruppo di populisti americani, che a loro volta già si erano distinti per aver offerto a pagamento a Vladimir Putin la propria disponibilità, utilizzata per sconfiggere la Clinton, che dai russi era ritenuta la più pericolosa.

Mario Corbino

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