Se il copione è buono, qualsiasi attore mediocre diventa credibile

di Vincenzo Ruocco.

Così vicino, così lontano il titolo del film di Wim Wenders sembra tagliato su misura per descrivere l’appuntamento elettorale che chiamerà alle urne milioni di italiani per scegliere una nuova maggioranza politica a guida della Nazione.  Manca ancora l’ultima parola su una legge elettorale definita e definitiva, condivisa da tutti i partiti e, di conseguenza, non c’è una data prevista per le votazioni.

Inoltre, al momento, il nome del candidato Premier per gli schieramenti di centrosinistra e centrodestra è ancora un work in progress. Le primarie ci diranno se avremo un Gentiloni bis, un Renzi bis, un Berlusconi quater o per la prima volta Giorgia Meloni. O tutti insieme ognuno per sé.

In attesa di primarie e coalizioni, solo il terzo polo politico del paese, il partito di Beppe Grillo sembra avere un nome sicuro, sorprendentemente, da anni.  E’ quello di Luigi Di Maio, 31 anni da Pomigliano, uno degli attuali vicepresidenti della Camera dei deputati, candidato premier in pectore del M5S.

Di Maio rappresenterebbe davvero la scelta migliore per i grillini? E per l’Italia?

Di Maio manca di carisma (Grillo), della barba del buon profeta (Fico), di pragmaticità (Taverna), di apparente laboriosità (Lombardi) e via dicendo. Sicuramente la sua immagine un po’ funerea gli conferisce una certa autorevolezza espressiva e la sua giovane età lo rende gradito alle mamme (e le mamme si sa, se potessero aiuterebbero ogni venditore della Folletto che bussa alla porta di casa), ma lo sguardo spesso smarrito segnala la consapevolezza di essere ancora inadeguato al ruolo che sarà chiamato ad interpretare.

A dire il vero, da un paio di mesi, Di Maio ha adottato nelle sue dichiarazioni uno stile più aggressivo (il 15 settembre sarà l’Armageddon dei partiti) ma non è detto che il trumpismo in salsa pomiglianese possa rappresentare un plusvalore in una campagna elettorale personale, in primis perché Trump, quello originale, è uomo d’azione e di grande esperienza che gli consentono di avere il polso della situazione (qualità che attualmente mancano a Di Maio) e poi perché l’unico in grado di dar corpo al populismo che tanto piace agli elettori del M5s rimane il capo politico Beppe Grillo.

Non dimentichiamo che finora il nostro eroe ha partecipato ai talk show televisivi senza alcun contradditorio significativo (il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, lo ha sfidato ad un confronto da tempo immemorabile).

Il curriculum di Luigi Di Maio

Quello di Di Maio è stato più volte oggetto di critiche ed osservazioni legate alla sua mancanza di esperienze lavorative significative (praticamente nessuna) e di titoli di studio più elevati. Certamente la nostra Costituzione non prevede una laurea come requisito per essere eletti in Parlamento, ma un Premier deve almeno conoscere a menadito la lingua e la grammatica italiana, senza inciampare nei congiuntivi (Di Maio ha sbagliato questo tempo verbale più volte e in occasioni diverse, che si tratti di qualcosa in più di un lapsus?).

E, dovendo rappresentare il nostro Paese sullo scenario politico internazionale, conoscere anche quelle nozioni di storia e geografia sufficienti a non confondere il Venezuela con il Cile, Pinochet con Jimenèz o Chavez, sapendo che dopo la caduta dell’Impero Romano, l’Europa ha attraversato un periodo storico definito Medio Evo e non Rinascimento.

Le gaffes di Luigi Di Maio

A questa insufficiente dimostrazione di istruzione si legano parecchie gaffes del giovane politico. Può un Capo di governo, ad esempio, relazionarsi al suo Ministro della Salute e a milioni di cittadini (tra cui migliaia di sofferenti) sostenendo che esiste una lobby dei malati di cancro (ma a Di Maio l’argomento piace, avendo, di recente, paragonato l’Italia ad un malato di cancro per il quale Gentiloni sarebbe una camomilla)?

Un premier normale non può neppure rischiare figure barbine agli occhi del mondo intero o incidenti diplomatici, pretendendo di penetrare la striscia di Gaza, entrando da Israele, senza alcuna autorizzazione, anche se ha promesso che quando arriveremo al governo, riconosceremo lo Stato di Palestina!

E che dire del rapporto conflittuale che ha con la sua posta elettronica di cui ammette di aver ignorato o non capito alcuni contenuti?

Le vicende giudiziarie di Luigi Di Maio

luigi-di-maio-premier-qualsiasi-attore-mediocre-diventa-credibile-vincenzo-ruocco-2Non è ancora premier Luigi Di Maio, ma risulterebbe già iscritto, dallo scorso novembre al registro degli indagati dalla Procura di Roma per diffamazione contro Giovanni Favia, ex consigliere bolognese grillino, ed inoltre è stato chiamato come teste in uno degli ormai numerosi processi intentati da espulsi del Movimento.

Il consigliere regionale del PD campano Stefano Graziano, per il quale il GIP del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha emesso decreto di archiviazione per il reato di corruzione elettorale, sta valutando una richiesta di risarcimento danni nei confronti di Di Maio che affermò: Il presidente Graziano prendeva i voti dai casalesi.

Di Maio, quello che, forse ingenuamente, si è fatto fotografare con Salvatore Vassallo, sotto processo per reati ambientali nonché fratello del pentito Gaetano Vassallo affiliato al clan Bidognetti, Nelle spinose vicende di Quarto e Roma, Di Maio ha difeso la propria estraneità da qualsiasi coinvolgimento senza una grande incisività (precursore in questo del mantra a mia insaputa poi ripreso da Raggi e altri), e la pubblicazione volontaria degli screenshots di proprie conversazioni private non è proprio il tipo di autodifesa che la futura quarta carica dello stato dovrebbe assumere.

L’attività politica di Luigi Di Maio

A dispetto della continua propaganda a uso e consumo del web e delle reti tv palesemente schierate con i 5 stelle, l’attività parlamentare di Di Maio e di tutti i suoi colleghi di partito non ha prodotto nessun beneficio effettivo per il cittadini in questa legislatura. La solita giustificazione è noi siamo all’opposizione.

Qualcuno dovrebbe raccontare a Di Maio la genesi di leggi importanti approvate nel nostro paese, come quella sul divorzio, nata da una proposta socialista e poi grazie all’impegno dei Radicali approvata con una maggioranza che comprendeva anche PCI, PSI e PLI.

Oppure la Legge n. 300/70 ovvero il nostro fondamentale Statuto dei Lavoratori, che fu approvata alla Camera grazie ai voti del PLI, all’epoca partito di opposizione. Sorge quindi il dubbio che né Di Maio né chi gli scrive i testi siano a conoscenza di queste cose.

Di Maio, l’aspirante futuro Premier, non ha mai affrontato temi di interesse sociale, quali le violenze domestiche (e sulle donne), l’omofobia, la disabilità, le problematiche dell’infanzia e via dicendo. E infatti se si privano i suoi interventi delle invettive contro il PD o FI è palese la povertà di contenuti nelle sue proposte (valga per tutte quella recente, che prevede l’abolizione di vitalizi parlamentari già aboliti dal 2012!).

Luigi Di Maio ed i rapporti con i colleghi

Si sa che ogni gossip si fonda su una verità e che le voci di corridoio, soprattutto nel caso dei 5 stelle, si sono poi dimostrate fatti alla luce degli eventi (si pensi all’amministrazione Raggi a Roma, dove nessun colpo di scena ci è stato risparmiato, come in una mediocre fiction televisiva). Stando a queste voci, Di Maio non avrebbe l’approvazione di molti suoi colleghi di partito.

Per un futuro Premier non è cosa da poco. La storia della nostra democrazia insegna che i rapporti interni ad un partito mettono a rischio la tenuta di un governo più di ogni decisione impopolare.

L’ambizione di Luigi Di Maio

E’ certamente questa che ha spinto Di Maio a intraprendere la carriera politica, anziché muoversi in una palude di incertezze lavorative come molti suoi coetanei del sud Italia. Il desiderio di essere famoso, anzi di diventare qualcuno. Egli ha puntato sul M5s e la Casaleggio Srl ha puntato su lui.

Al momento hanno vinto entrambi. Di Maio infatti dichiara un reddito annuo di circa 100.000 euro (prima di entrare in politica il reddito dichiarato era pari allo zero), vale a dire mezzo miliardo di euro nei suoi primi cinque anni in Parlamento (che terminano nei primi mesi del 2018). Come dire, una scelta che paga!

Il futuro però non è sempre prevedibile. E quando i frutti dell’ambizione maturano troppo presto, la capacità di stare al passo con i tempi appassisce. Gli esperti di marketing del M5s sanno bene che nessuno è insostituibile.

Se il copione è buono, qualsiasi attore mediocre diventa credibile.

Vincenzo Ruocco

Fonte: Sito web

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