Sei mesi di fuoco per il futuro dell’Unione Europea

di Mario Corbino.

Tutto era iniziato nell’Unione Britannica, con un nefasto referendum Brexit, quell’imprevedibile esercizio democratico aperto alle masse, voluto o imposto ai governanti che chiedono disperatamente una conferma popolare, e poi piangono quando giunge un risultato inatteso.

Era il 23 giugno dello scorso anno, ben prima del referendum italiano. Fra otto giorni inizierà l’iter per applicare la decisione vincente dei sudditi della Perfida Albione di abbandonare l’Europa. Sempre alla fine dello scorso anno, il 4 dicembre, stessa data del nefasto No al referendum italiano, è stato il turno degli austriaci.

Hanno vinto i verdi con Van der Bellen, bloccando l’ondata populista di estrema destra, e facendo così tirare un respiro di sollievo ai nostri amici transalpini. Con il nuovo anno è cominciata la fase più impegnativa della giostra elettorale, che non lascerà tranquilli gli elettori europei.

Ha cominciato l’Olanda, giunta al voto il 15 marzo scorso, nel pieno delle polemiche con l’irrequieto dittatore turco. Il liberale Rutte ha vinto, pur perdendo otto seggi, e il populista molto temuto, l’ossigenato Wilders, ha perso, pur guadagnandone cinque.

L’Olanda comunque fa notizia, perché, con l’affluenza al voto superiore all’80% lascia un segno di civiltà che i paesi mediterranei potranno soltanto invidiare. E lascia una scia di sangue sulla strada dei laburisti, che, scomparendo, perdono in un solo colpo ben ventinove seggi rispetto ai precedenti risultati.

Le prossime scadenze elettorali in Francia e Germania

Prossime le scadenze elettorali più importanti: la Francia e la Germania. Manca poco al 23 aprile, primo turno che nei sondaggi vede in testa la Le Pen. Tutto si deciderà al ballottaggio fra la medesima e il giovane Macron, e quest’ultimo vincerà, con due terzi dei voti favorevoli contro un modesto terzo della energica populista, tanto apprezzata da Salvini e C.

Il terzo incomodo, Fillon, previsto mesi addietro come assoluto vincitore, resterà appiedato, avendo succhiato risorse pubbliche per stipendiare moglie, figli, e parentele fino al quinto grado, secondo una tendenza nella quale noi italiani siamo maestri, il tutto a nostra totale insaputa.

Chiude il giro la Merkel, il prossimo 24 settembre, al suo nuovo tentativo. Temo che stavolta non ce la farà, lasciando aperta un’autostrada a Schulz con il suo Spd, proprio ieri acclamato, con il 100 % dei voti, per succedergli. Non facendo di mestiere il sondaggista, potrei forse azzeccare il risultato, che chiude un ciclo elettorale infernale, che ci restituirà un Europa molto diversa da quella del passato, forse meno attenta all’austerità, e più riguardosa verso la gente che soffre.

E in Italia?

E no, questa è davvero un’altra storia. Aspettiamo il primo maggio per parlarne, quando Matteo Renzi avrà vinto le primarie accaparrandosi i due terzi dei voti. Scommettiamo?

Mario Corbino

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