Morte di una balena per 30 sacchetti di plastica

di Sabrina Lorenzoni.

La notizia è dello scorso 28 gennaio. Una balena è stata trovata in fin di vita sulle spiagge della Norvegia, presso l’isola di Sotra. Ad ucciderla sono stati i trenta sacchetti di plastica che gli studiosi hanno trovato nel suo stomaco. Ancora una volta una creatura marina uccisa dalla plastica che l’uomo abbandona nel mare o sulle sue rive.

Lo studio di questi sacchetti ha rivelato, attraverso le etichette, che erano di origine danese e inglese. Gli scienziati hanno studiato i resti del povero animale e hanno concluso che la plastica ha ostruito lo stomaco della balena, impedendogli di assorbire le sostanze nutritive dal cibo ingerito.

La balena era perciò sottopeso e senza forze. I sacchetti di plastica le hanno provocato gravi dolori nell’ultimo periodo di vita, facendola morire tra sofferenze atroci. I nostri oceani e i mari sono inquinati da plastica. La scorsa estate ho letto il libro Com’è profondo il mare di Nicolò Carnimeo, che denuncia questo grave problema ambientale, e ho dedicato all’inquinamento da plastica vari post sul mio blog.

La foto dei 30 sacchetti di plastica

Leggere la notizia di questa balena norvegese mi ha molto rattristato. La microplastica, quella composta da pezzetti di dimensioni infinitesime, ha invaso i nostri mari e questo caso mette in evidenza come sia pericolosa, non solo per l’inquinamento delle acque, ma anche per la vita degli animali marini.

La foto che ho trovato online mi ha colpito. Perché? Mi sono chiesta. Forse perché stendere ad uno ad uno questi sacchetti, mostrare la superficie che occupano e pensare che tutto ciò si trovava all’interno del corpo di un animale marino fa paura. Mettere in evidenza quello che spesso passa inosservato.

Come uno stendere alla luce del sole i panni della sporcizia che l’uomo va gettando nelle acque del mare dal quale egli stesso ha avuto origine. E poi il numero dei sacchetti, quel numero che, per fatalità, ricorda quei trenta denari di un antico tradimento.

Sabrina Lorenzoni

Fonte: Sito web

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