Novelle da raccontare: Straccamerìgge

di Lucia Tremiti.

C’era una volta un giovane uomo che aveva la fiàndula sotto a’ bracci. Alcuni lo chiamavano Straccamerìgge, altri Scanzafatiche.
Non faceva niente per intere giornate. Si alzava con l’intenzione di fare qualcosa, ma poi non si attivava in alcunché di utile. Stava stravaccato sulle biforcazioni dei rami degli alberi a poltrire per intere giornate sotto la meriggia, all’ombra delle fronde.

-Straccamerìgge vieni con noi a arà’ la terra!- gli dicevano ridendo i contadini quando lo vedevano.
-Domani! – rispondeva – Oggi mi riparo dal sole che brucia la pelle e la cervice!
Stava sugli alberi ben oltre il lecito, sottraendosi al dovere e mettendo i suoi familiari nella condizione di dover lavorare come muli anche per lui.

Un giorno gli fu chiesto dalla sua mamma di andare al mercato a vendere la ricotta.
-Sì mamma! – rispose dopo un’ora, mettendo la ricotta in un fagottino dopo un’altra mezz’ora.
-Pigliaci il via e fa’ le cose a verso! – gli urlò dietro la sua mamma mentre lui si incamminava verso il paese.
Sfaticato com’era camminava pianissimo e tutto gli faceva filo per fermarsi.

Dopo aver fatto un centinaio di passi si sentì stanco più del solito e decise di optare per quello che faceva sempre: salire su di un albero e fare un pisolino.
Al crepuscolo passò di lì un òmo grosso come un orco che vistolo gli chiese: – Chi sei e che ci fai costassù appollaiato?
-So’ Scanzafatiche, l’òmo che riesce a fà’ tutto senza alcuna fatica – rispose.
– O che credi di èsse’da meglio di me? – rispose contrariato l’altro – l’òmo più forte del mondo so’ io! – e prendendo in mano un masso lo sgretolò digrignando i denti.
– Tu sei molto forte, ma guarda che so fà’ io! – rispose Scanzafatiche prendendo la ricotta tra le dita e spappolandola.
-Coglióni monache! – esclamò il forzuto da sotto la pianta pensando che la ricotta fosse un pezzo di marmo – l’hai distrutto senza fà’ manco pio!

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Straccamerìgge

L’òmo non aveva mai incontrato un essere più forte di lui e quindi lo invitò a seguirlo a casa sua: -Vieni con me ti presento la mi’ moglie, la donna più forte del mondo!
Scanzafatiche accettò e sceso dall’albero lo seguì. La ricotta del resto non ce l’aveva più e il mercato andava a farsi friggere.
Arrivati davanti all’ùscio di casa l’òmone gridò: -Mogliera, mogliera vieni a vedé’ un cristiàno più forte di me e di te messi insieme.
-Possibile? – rispose la donna uscendo di casa e guardando in tralìce Scanzafatiche.
– É così, te lo dico io! – esclamò il marito.
– Giovine, ti voglio métte’ subito alla prova – disse la donna a Scanzafatiche – prendi ’ste du’ brocche e va’ alla fontana a prènde’ l’acqua.

Scanzafatiche guardò e riguardò le du’ brocche e gli parvero troppo pesanti: – Ma che brocche e brocche, queste so du’ carabattole, si fa prima se vi vò alla fontana, la sradico e ve la porto! – rispose convinto.
-El cogliόne c’hai nel capo! – gli urlò la donna – mica voglio restà’ senz’acqua per tutta la vita!
-È davvero forte ’sto cristiàno! – esclamò l’òmone – riuscirebbe a sradicà’ una fontana!
-Vacci te a prènde’ l’acqua – ordinò la donna al marito – io intanto preparo la cena per tutti e tre perché è troppo tardi per Scanzafatiche tornà’ a casa.

L’òmone a capo basso si diresse con le brocche verso la fontana mentre Scanzafatiche, per passare il tempo, tirava dei sassolini in una pozza d’acqua.
Finito di cenare Scanzafatiche, sentendo arrivare il sonno, andò a dormire in una camera al piano di sopra.
I due rimasti svegli rimuginavano sulla forza del giovane.
– ’Un ti confónde’! – disse la donna al marito – Se vogliamo restà’ i più forti del mondo dobbiamo eliminà’ Scanzafatiche!
– Sì, ma come? – chiese l’òmo.
– Prendiamo la macina e, dopo avé’ fatto un buco nel pavimento della soffitta, buttiamogliela addosso in modo da schiaccià’ lui e il letto – propose la donna.
– Così sia – rispose il marito.

Nel forare il pavimento però dei piccoli calcinacci caddero sopra Scanzafatiche.
– O che viene giù il soffitto? – bisbigliò mezzo addormentato il giovane che, senza farsi troppi problemi, presa la sola coperta, andò a dormire in un cantòne sotto la finestra.
Marito e moglie non si erano accorti che si era spostato e quando gettarono la macina erano convinti di averlo eliminato una volta per sempre.

La mattina dopo invece Scanzafatiche ben riposato scese in cucina, li salutò e disse: – Sarà bene che controlliate il soffitto della stanza dove ho dormito, perché stanotte m’è cascata addosso della roba!
I due erano sgomenti e si chiedevano come poteva aver fatto a rimanere indenne dalla caduta della macina.
– Ti avevo detto che era forte! –disse l’òmone alla donna.
– Vabbé, va’ nel bosco a fà’ la legna e portalo con te, così ti aiuterà! – ordinò rassegnata la moglie al marito.
I due si incamminarono verso il fitticchiúme.

L’òmo aveva appena iniziato a tagliare il tronco di un albero quando le mani gli rimasero incastrate nella spaccatura del legno – Presto Scansafatiche vai dalla mi’ moglie e dille se ti da’ le biette per allargà’ il legno che mi serra le mani!
-Subito – rispose Scanzafatiche, ma quando giunse a casa della donna invece chiese – Dammi il sacco dei quattrìni, lo vòle subito il tu’ marito pe’ una questione urgente.

La donna pensò che fosse vero, si fidò di lui e consegnò il sacco dei quattrini al giovane, ma del senno di poi son piene le fosse!
Scanzafatiche, messo il sacco sulle spalle, corse via a torcibudèllo verso il fittichiúme, ma quando fu fuori dalla vista della donna si diresse verso casa sua.
A metà strada incontrò un pastore con il suo gregge.
– Bona! – lo salutò.
Il pastore contraccambiò al saluto con un movimento della testa.
– Buon òmo posso chiedervi un piacere? – gli chiese Scanzafatiche. – Se farete quanto vi dirò vi pagherò molto bene! –mostrandogli alcune monete d’oro.
-‘Un so come possa aiutarvi? – rispose il pastore – Comunque ditemi, un po’ d’oro mi farebbe comodo!
-Prendete una pecora, uccidetela, tagliategli la pancia, cavategli tutti i budelli, lasciandoli in bella mostra in mezzo alla via e poi attendete l’arrivo di un òmo grande come un orco che vi chiederà di me. – disse Scanzafatiche.
– Va bene – rispose il pastore mettendosi in saccòccia le monete d’oro che Scanzafatiche gli aveva dato per pagare il servizio che gli doveva offrire.
– Ricordatevi – disse Scanzafatiche – lui vi chiederà di me e voi gli direte subito che per andà’ più veloce io mi so’ cavato le budèlla.
Intanto l’òmone nel bosco urlava disperato dal dolore, ma nessuno lo sentiva.

Verso mezzogiorno la donna non vedendo tornare a casa il marito andò a cercarlo.
Lo sentì che brontolava.
Avvicinatasi si accorse che il marito era in difficoltà e svelta lo aiutò a liberarsi.
-Perché ‘unn’hai mandato prima la roba che avevo chiesto? – chiese infuriato l’òmone alla moglie.
– Che roba? – rispose quella – io a Scanzafatiche ho dato il sacco dei quattrìni come avevi chiesto.
L’òmo, scoperto l’inganno, si invituperì’ e la picchiò lasciandola tramortita a terra in mezzo al bosco, poi iniziò a correre veloce come il vento sui passi di Scanzafatiche.
L’omone correva imprecando finché incontrò il pastore.
-Non avete mica visto un giovane che correva con un sacco pieno di quattrìni? – chiese febbricitante l’òmone.
– Sì, l’ho visto poco fa – rispose il pastore – figuratevi che pe’ corrì’ meglio s’è buttato a terra e s’è cavato i budelli lasciandoli in mezzo alla strada!
L’òmo guardò i budelli e credendo veramente che fossero di Scanzafatiche si buttò a terra, prese il coltellino, si aprì la pancia e si sbudellò.
Naturalmente morì dopo pochi istanti.

Scanzafatiche invece ritornò a casa col sacco pieno di quattrìni: ora poteva a ragione non fare niente tutto il giorno.
-O ch’hai fatto i quattrìni? – gli chiedeva la gente passando sotto il suo albero mentre lui riposava alla merigge.
-Se sei abbastanza furbo va bene anche straccà’ la merigge tutto il santo giorno, ma se hai poco cervello ’un ti salva dalla malora nemmanco tutto l’oro del mondo! – rispondeva a tutti Straccamerigge.

Lucia Tremiti

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